Il futuro che sta dietro di noi

È l’alba ed è presto, molto presto, la luce penetra attraverso le persiane del terrazzo della camera. Rimango ancora un po’ ad occhi chiusi e mi godo il silenzio della città che dorme. Lontano, il suono della campana della Madonna dell’Umiltà, scandisce l’ora. Sono le cinque. Penso ai giorni trascorsi e alle ore malamente ripartite tra lavori in casa e ozio che mi hanno lasciato stordito e amareggiato ma anche rafforzato nella tenacia e nella pazienza. Queste ore infinite impiegate a riflettere su quello che stava accadendo mi hanno dato modo di costruire un ponte da gettare sull’avversità della vita e raggiungere una parte di me che mi era sconosciuta.

È tempo di tenere la lampada alta sopra il moggio e sforzarsi di rimuovere fragili giorni di buio ed angoscia. Dare luce al presente e scacciare la tristezza che alberga nel cuore.

È tempo di rinascere e ieri sera ho acquistato dei fiori. È stato l’atto finale di un periodo di forzata clausura. Penso a come ripartire e a come riuscirò a riprendere a vivere la mia vita. Penso a quanto ancora dovrò aspettare prima che tutto torni ad essere veramente ordinario e accettabile.

Questo periodo, dove il senso della normalità è stato spezzato, dove l’eccezione è diventata regola e dove l’uso delle tecnologie e pratiche in rete è diventato l’unico modo di avvicinarsi agli altri, finalmente sembra avviarsi, se pur lentamente, verso la fine.

Come sarà l’incontro con le persone che non vedo da mesi. Staremo distanti. Responsabilmente distanti ma ci parleremo con gli occhi. Le mascherine chirurgiche copriranno l’espressione del nostro volto e il nostro sorriso ma non riusciranno a coprire la gioia nel cuore.

Un tocco singolo delle campane mi dice che sono le cinque e trenta. Come passa veloce il tempo. Rifletto sulla visione che avevano di esso gli antichi Greci. Differiva molto dalla nostra. Per loro il futuro era qualcosa che ci arriva alle spalle, il passato invece si allontana davanti a noi. Mi piace e mi fa bene questo modo di vedere le cose, forse è più esatto del nostro, moderno e scontato. Il passato sta davanti ai nostri occhi, lo ricordiamo, lo analizziamo e possiamo, con tutti i nostri limiti, trarne insegnamento. Il futuro no. Possiamo, solo limitatamente, prevedere qualcosa che ancora non conosciamo e della quale non abbiamo certezza. Il futuro con i propri imprevisti sta dietro di noi, ci arriva alle spalle fulmineo, inaspettato. Così è stato per la pandemia.

Mai come in questo momento ho bisogno di pensare come gli antichi Greci, deliziarmi nella visione di un tempo passato che fugge davanti ai miei occhi e assaporare la gioia di vederlo allontanarsi da me.

Un periodo oscuro di tristezza e di dolore che diventa sempre più piccolo fino a scomparire.

ao

4 Replies to “Il futuro che sta dietro di noi

  1. Io credo che la vita vada vissuta guardando avanti
    ormai abbiamo,o per lo meno ho,un’Eta’ che ci
    deve insegnare che il passato e’passato,il futuro
    verra’se abbiamo fortuna il Covid insegna ,il
    presente e’quello che dobbiamo avere la forza e il
    coraggio di vivere,d’altra parte mai un giorno
    e’uguale all’altro a pensarci bene.

  2. Condivido il tuo bisogno di pensare come gli antichi Greci. Bello il testo, davvero! Bravo, soprattutto perché ci fai sempre riflettere in un modo nuovo!
    Manuela

  3. Questa riflessione mi spinge a condividerne una mia. Da credente devo pensare che la vita sia un dono d amore di Dio. Ma dov è l’amore in tutto questo? Ci sono momenti durante il giorno in cui l ansia mi assale perchè mi sento come se mi stessero rubando il futuro ?

  4. Come sempre grazie Alessandro, grazie per la tua scrittura intensa ed essenziale, perciò emozionante.
    I Greci, cosa abbiamo che non discenda da loro? I fondamentali della Vita sono quelli che Loro hanno individuato, esplorato, che ci hanno dato come doni, forse troppo spesso dimenticati da noi “moderni”.
    Penso che se non fossimo stolti, come probabilmente siamo, veramente andremmo verso il futuro guardando indietro, proprio come i Greci, perché è solo da lì che possiamo imparare ad affrontare l’ignoto che ci attende.
    Sento intorno l’ansia di “tornare alla normalità, alla vita di prima”, abbiamo già dimenticato che è bastato uno”sconosciuto invisibile ” ad abbattere tutta la nostra costruzione di tempo frenetico e di inutili inutilità dietro alle quali spesso ci perdiamo.
    Si sente dire che in questo tempo difficile abbiamo imparato a riscoprire i veri valori, ciò che veramente conta: bene, allora guardiamo indietro per costruire una nuova normalità, fatta veramente di quei valori che ci definiscono “umani”.

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