Il respiro che manca.

Ci sono cose nella vita che accadono senza averne consapevolezza, dagli effetti nascosti, cose che non vediamo e alle quali non prestiamo alcuna attenzione. Il battito del nostro cuore, il crescere dell’erba, lo sbocciare di un fiore. Anche respirare è qualcosa che facciamo meccanicamente senza interruzione più di ventimila volte al giorno, tutti i giorni. A volte può succedere che ci fermiamo ad ascoltare il battito del nostro cuore e il ritmo dell’aria che entra ed esce dai nostri polmoni, senza interruzione, nel ritmo della danza della vita. Tutte le volte ci sorprendiamo di qualcosa che succede da sempre senza che noi ci avessimo fatto mai caso. Però ci sono anche le cose che quel respiro ce lo tolgono, che ci fanno morire di asfissia. George Floyd, ucciso da un agente a Minneapolis è morto così. Così sono morte soffocate centinaia di migliaia di persone ed altre ne stanno morendo a causa di un maledetto virus che ci ha chiusi in casa per più di due mesi, stravolgendo le nostre vite e maltrattando senza alcuna pietà la nostra mente. Ci siamo già dimenticati l’immagine angosciante del corteo dei camion dell’esercito che portavano le bare fuori Bergamo? Ci siamo già dimenticati l’espressione degli infermieri sottoposti a turni inumani nei reparti di terapia intensiva? Ci siamo già dimenticati le strade deserte, la mancanza di un abbraccio, la perduta libertà o la drammatica attesa pomeridiana dei dati sul numero dei morti? Anche se questo periodo oscuro e inimmaginabile ci ha sputato in faccia tutta la sua drammaticità, sembra proprio che sia così.

Questo virus maledetto e invisibile ha fatto emergere tutte le nostre debolezze la nostra precarietà, tutto il nostro egoismo. Siamo ancora immersi in una palude di incertezze alla ricerca di una soluzione che non arriva. Questo virus maledetto è stato maestro per pochi, agli altri non ha insegnato niente.  Zygmunt Bauman, uno tra i maggiori filosofi moderni, ha dato un’interpretazione particolare della società contemporanea e della globalizzazione “Società Liquida”, un’espressione che ormai è diventata di uso comune. Oggi continuiamo a vivere in una società fatta di relazioni liquide, una società che fa acqua da tutte le parti. L’apparire diventa un valore e il consumismo impera. Il nostro cieco individualismo ci fa guardare l’altro come un antagonista e non un compagno di strada, accresce il nostro egoismo e nello stesso tempo ci rende fragili, senza alcun punto di riferimento. L’incertezza è l’unica certezza. Tutti sospesi in attesa di un cambio di rotta che non vuole arrivare. La pandemia ha stimolato in maniera forte l’interconnessione, ci ha ricordato che siamo corpi e carne ma è rimasta indifferente ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni, ai nostri affetti, si è disinteressata alla nostra anima. Ha isolato e connesso il nostro lavoro, la scuola, i nostri rapporti sociali, la stessa democrazia. L’ansia e l’attesa sono diventati dire e non dire, fare e disfare, costruire e distruggere nell’assenza di un cuore che batte, nell’affanno di un respiro che manca. Ed ecco che riappare il termine respiro. Siamo col fiato corto a cercare qualcosa che ci rassicuri, che ci dia speranza, ne discutiamo, ne parliamo e inquieti ci ammaliamo di rabbia ma non cambiamo. Continuiamo una folle corsa verso il nulla sguazzando nel nostro assurdo egocentrismo.  

Come se la caveranno i meninos de rua delle favelas di Rio, i poveri delle baraccopoli di Nuova Delhi, porteranno le mascherine coloro che sulla Smoky Mountain di Manila cercano tra i rifiuti bottiglie di plastica e pezzi di ferro per tre dollari al giorno? Riusciranno a non estinguersi le popolazioni indigene del bacino amazzonico che a causa del Covid si stanno decimando? Come ce la caveremo noi? Ci sono poi, quelli che dormono coperti da un cartone, che respirando soffiano via nelle notti d’inverno, un vapore impalpabile che si dissolve nell’aria gelata come la loro vita. Ci sono coloro che hanno il respiro corto e affannato per la paura, le malattie, la fame. E sono sempre i più deboli a cercare il respiro che manca nella routine di una vita normale che normale non è. Lo cercano gli anziani, i bambini, le donne. Dove c’è fame, guerra, malattie, violenza, ingiustizia, dove manca lavoro, dignità, amore, non c’è respiro e il cuore non batte. Forse riuscire a pensare anche agli altri potrebbe esserci d’aiuto, potrebbe farci ricordare che non siamo soli e che da soli non ce la facciamo, l’altro non è solo un termine e un oggetto ma un essere dal volto che rispecchia il nostro volto.

La notte inizia con la prima stella, il giorno inizia con il primo raggio di sole, il fiume con la prima goccia d’acqua, l’amore con il primo pegno.

Tutto ha un inizio, impegniamoci a cambiare e ce la faremo, torneremo a vedere la luce in fondo al tunnel, torneremo persone e… la vita è fatta di sorprese, finalmente tornerà anche il respiro.

a.o.

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