Spillover

Ricevo dall’amico Renato Vagaggini e inserisco sul Blog una recensione che trovo estremamente interessante, spero lo sia anche per voi. Buona domenica.

Spillover l’evoluzione delle pandemie

 di Renato Vagaggini*

“Siamo stati noi a generare l’epidemia di Coronavirus. Potrebbe essere iniziata da un pipistrello in una grotta, ma è stata l’attività umana a scatenarla”

In un paese dove siamo tutti santi, navigatori, poeti, economisti, allenatori di calcio, ingegneri possiamo non essere biologi, epidemiologi, virologi, …certo che no! Ma chi vuol conoscere, in un quadro più generale e oggettivo, il funzionamento di batteri, virus, differenze tra DNA e RNA, epidemie, pandemie, non può esimersi dal leggere il libro dal titolo “Spillover” (Ed. Adelphi pag. 608, anche in formato e-book). L’autore, David Quammen, giornalista, scrittore divulgatore scientifico e, non ultimo, reporter per National Geographic  attraverso ricerche documentate, inchieste e interviste integrate con dati scientifici ci immerge in un mondo quasi sconosciuto, in un viaggio; anzi, vivremo più viaggi intrapresi dall’autore stesso, anche in luoghi al limite del vivibile, tutto all’insegna della ricerca, di scoperte, di ipotesi, di analisi e di conclusioni; un opera che tra saggio e romanzo avvincente  traccia storie,  testimonianze, aneddoti di luoghi e incontri pazzeschi il tutto accompagnati dai ricercatori dediti “alla caccia dei virus”;  il libro si propone di tracciare l’evoluzione e la diffusione delle malattie infettive (batteriche e virali) sul nostro pianeta negli ultimi cento anni: vaiolo, poliomielite, dengue, hendra, influenza aviaria, ebola, febbre gialla, malaria, HIV, SARS,  influenza suina,…….Lo stesso autore sintetizza nella sua opera il fine delle ricerche scientifiche e gli sforzi organizzativi ed economici che queste comportano:

“Quando un patogeno fa il salto da un animale a un essere umano (spillover) e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, siamo in presenza di una zoonosi. È un termine vagamente tecnico, che a molti riuscirà insolito, ma ci aiuta a inquadrare i complessi fenomeni biologici che si celano dietro gli annunci allarmistici sull’influenza aviaria o suina, sulla SARS e, in generale, sulle malattie emergenti o sulla minaccia di una nuova pandemia globale. Ci aiuta a capire perché la scienza medica e la sanità pubblica sono riuscite a debellare terribili malattie come il vaiolo e la poliomielite ma non altre come la dengue e la febbre gialla……..È una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo”.

E questo sarebbe tutto perfetto e scontato in un pianeta attraversato da una emergenza sanitaria senza precedenti, peccato che l’ opera di cui stiamo trattando sia stata pubblicata per la prima volta nel 2012 (!). Quello che avete appena letto è terribilmente attuale, tanto da far guadagnare la fama di preveggente all’ autore, fama che egli stesso ha stigmatizzato: “Sono gli scienziati ad esserlo. Se lo fossi, preferirei sbagliarmi. Ho previsto tutto questo perché dieci anni fa ho ascoltato gli esperti.” [David Quammen, New York Times, intervista del 22/04/2020].

Ma, restando fermo che le crisi sanitarie sono sempre esistite (vedi peste nera del 1300) perché in questo ultimo secolo il numero e la virulenza di questi agenti patogeni sono diventati un serio problema più o meno continuo nello spazio e nel tempo? Intere aree geografiche devastate, stili di vita distruttivi, globalizzazione, modelli sociali ed economici ad altissimo impatto ambientale: pensiamo ad esempio alla Foresta Amazzonica o ai luoghi inesplorati dell’Africa equatoriale, ricchissimi di biodiversità dove multinazionali sono alla ricerca di terreni coltivabili, legname o altre materie prime. Il contatto con gli animali è inevitabile, questi si spostano, interagiscono con l’uomo e con essi inevitabilmente virus batteri ed altri organismi. Ciò ha portato a una maggior diffusione  delle malattie infettive, appunto, un aumento degli spillover (come viene chiamato dagli esperti il salto di specie che effettuano i virus quando passano dagli animali all’uomo); non sono incidenti di percorso, non sono fatalità, sono casuali i percorsi di infezione  dei singoli, il propagarsi dell’ epidemia determinato da mille variabili; l’ultimo ospite animale prima del salto del virus all’uomo, il luogo e il giorno esatto probabilmente non li scopriremo mai, ma in alcuni casi il percorso a ritroso per individuare il paziente “0” è  stato possibile farlo e non è stato semplice: pensate alla globalizzazione e alle sue caratteristiche;  spostamenti in ogni parte del mondo alle velocità impensabili, sovraffollamento  umano in alcuni aree del pianeta. Per il SARS-CoV-2, la situazione non è stata diversa. In questo caso la scienza porta al wet market della città cinese di Wuhan (enormi mercati dove si vendono grandi quantità di animali vivi). Ancora una volta Quammen ci stupisce: il capitolo “Una cena alla fattoria dei ratti”, che descrive l’evolversi e la diffusione della SARS del 2003, descrive proprio questi mercati, la concentrazione di individui di specie diverse (umani inclusi) e l’usanza di mangiare specialità esotiche. In alcune parti del mondo, leggi la profonda Africa , tale attività è legata alla endemica povertà delle persone che per necessità si fanno pochi scrupoli nella loro dieta quotidiana, in  aree orientali è legata ad ancestrali tradizioni per cui assumere carne di un animale apporta benefici salutari o poteri afrodisiaci, ma questa, nelle aree soprattutto a sud della Cina, è una vera e propri moda alimentare (è definita dagli esperti di cultura cinese “l’era delle specialità selvatiche”), ed evidenzia la ricchezza di chi può permetterselo…..uno “status symbol” oserei dire… anche perché alcune specie sono protette, ne è proibita l’uccisione e le loro carni sono vendute al mercato nero a prezzi astronomici.

Possiamo osservare il tutto anche da un punto di vista dell’agente infettivo e patogeno: di cosa ha bisogno? Deve sopravvivere e quindi ha bisogno di un ospite per vivere e replicarsi e, quando la sua “riserva” viene eliminata o ridotta, la soluzione è una e una sola: perché non mutare geneticamente e adattarsi a un nuovo ospite? L’ideale è un ospite molto diffuso, che gli permetta di spostarsi, espandersi e sopravvivere in ogni angolo del pianeta; oggi il pianeta terra ha quasi otto miliardi di esseri umani, che si incontrano, si abbracciano, si baciano tutti potenzialmente infettabili, direi sono il migliore obiettivo ipotizzabile.

Allora sorgono domande sulle scelte dell’umanità, sul suo sviluppo e del rapporto che questa umanità ha con “Madre Natura” e gli altri esseri viventi e soprattutto sorge spontaneo chiedersi se la società moderna è pronta ad affrontare la sfida del futuro per un mondo ecosostenibile.

“Abbiamo le conoscenze scientifiche, ma ci manca la volontà politica. . .

[David Quammen, New York Times, intervista].

(*laureato in scienze geologiche presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Università di Firenze)

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