“Bene Culturale” termine complesso

Non ricordo se ho scritto già qualcosa su questo tema, nel dubbio propongo queste poche righe. Buona lettura.

La nascita del termine “Bene Culturale”, nella panoramica legislativa della storia dell’arte è recente. Il 1954 è l’anno nel quale fu firmata all’Aja la convenzione per la “Protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato”. I paesi riuniti in quella sede stabilirono il principio secondo il quale un qualsiasi bene nazionale riveste grande importanza riguardo l’identità di un popolo. Nel corso degli anni si è presa coscienza che il termine “bene culturale” racchiude in sé due concetti: quello di bene materiale e quello di bene immateriale. Sul bene culturale materiale c’è poco da dire, tutto ciò che si vede, che si tocca, che ha una forma definita e stabile, dal Davide di Donatello al Colosseo, dall’Esercito di Terracotta in Cina alla Fontana di Trevi a Roma, dal Ponte Vecchio di Firenze alla Città Proibita di Pechino, quello è un bene culturale materiale. Bene culturale immateriale invece è il condensato di memoria collettiva di una comunità, che alcuni sbagliando attribuiscono a tradizione. L’importanza di un bene è un po’ come il calore di un affetto: si nota al momento in cui rischiamo di perderlo quindi diventa fondamentale conservare memoria anche di tutto ciò che è intangibile. Mi spiego meglio, quando una lingua perde il suo ultimo parlante, la lingua muore, quando l’ultimo costruttore di muretti a secco muore, l’arte di costruire i muretti a secco muore. Quindi tutto ciò che è invisibile e si manifesta solo nel momento in cui avviene e quindi fa parte di una memoria storica dovrebbe essere a maggior ragione salvaguardato. Trasmettere la conoscenza che non è storia folcloristica ma storia e memoria legate insieme, diventa un doveroso atto di civiltà. È significativo che in Giappone, dove l’amore per le tradizioni riveste grande importanza, gli ultimi fautori di un’arte vengono chiamati “I tesori viventi”. Tra i beni culturali immateriali quello del paesaggio è senza alcun dubbio una grande vittima della storia recente. Prendiamo ad esempio i tetti di Parigi: nel primo caso lo sguardo si posa su di un orizzonte spettacolare sfaccettato di grigi dalle infinite sfumature, nel secondo su di un disgustoso spettacolo di antenne e parabole. La salvaguardia del paesaggio presuppone non solo impegnarsi a tutelare i beni di riconosciuto valore storico e artistico ma anche prendersi cura di quelli che l’incuria, l’ignoranza e gli appetiti economici dell’uomo hanno portato al degrado. È un richiamo non solo al buon senso ma soprattutto alle proprie coscienze. Le distruzioni e i saccheggi operati nel 2015 da fondamentalisti islamici a danno del museo di Mosul nel Nord Iraq o del tempio di Palmira in Siria, non sono molto diversi da quelli perpetrati sulla costiera amalfitana da speculatori e immobiliaristi senza scrupoli o dalla costruzione di palazzi a Roma su siti archeologici di 650.000 anni fa. Ripensare con forza una maggiore tutela del bene culturale diventa ineludibile. Non bisogna sforzarsi troppo per riconoscere che in un tempo lontano qualche mente illuminata si era resa conto dell’importanza di trasmettere conoscenza e con essa conservare memoria. Nel silenzio degli Scriptorium delle Abbazie i monaci amanuensi e copisti lavoravano su preziosi incunaboli mentre fuori i Barbari distruggevano città e villaggi. Il nostro meraviglioso Paese possiede un numero inimmaginabile di opere straordinarie, se poi a queste opere sommiamo ciò che l’Italia raffigura da un punto di vista paesaggistico forse non riusciremo a trovare niente di equivalente al mondo. Tutto questo ci appartiene e ci impone di averne cura. In Italia, purtroppo, non sono ancora molti i centri di formazione, aggiornamento e specializzazione dedicate a figure professionali operanti nella conservazione, nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio culturale mondiale. Incentivare la creazione di luoghi che possano diventare un vero e proprio “Cortile dei Gentili” dove la testimonianza, la sorveglianza e la difesa del patrimonio culturale, possa essere materia principe è auspicabile come inizio di un percorso moralmente e materialmente meritorio. I beni culturali, di qualsiasi forma o natura siano, prevedono nel significato più profondo del termine l’esercizio di diritti e l’esistenza stessa di molti doveri morali. Il diritto delle generazioni future di usufruire di un patrimonio immenso. Il dovere delle generazioni presenti di accrescere e migliorare e non dilapidare e distruggere ciò che le generazioni passate hanno lasciato, dovere dal quale ogni essere umano non può prescindere senza dichiararsi veramente parte integrante di una società civile. Salvaguardare ed amare ciò che di bello ci circonda è anche riconoscere il genio che sta nell’opera dell’essere umano, della sua misteriosa semplicità e proprio per questo della sua grandezza.

a.o.

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