Le foto di Giancarlo D’Emilio: un dono che si ripete

La cosa più bella è saper gestire la salute e il tempo. La pensava veramente così Giancarlo D’Emilio, fotografo professionista dall’ingegno poliedrico, grande esperto della tecnica fotografica e autore di immagini destinate a campagne internazionali, scomparso prematuramente nel febbraio del 2017 per una malattia che non lascia scampo.

Il fotografo aveva chiesto all’amico Solimano Pezzella, di immortalare, senza risparmio di scatti, il suo periodo di fine vita. Quelle immagini, per uno strano gioco della sorte, sono diventate il dono che D’Emilio, ha voluto fare a tutti noi e che si ripete ogni volta che ne parliamo.

Ne è nato un libro, un piccolo scrigno di memoria, dal titolo “Il tempo del sollievo” dove Solimano, scrittore e fotografo, ha racchiuso pagine di immagini e testimonianze che narrano gli ultimi mesi della malattia di Giancarlo. Nel suo lavoro non ha cercato bellissime location, inquadrature particolari, scatti perfetti, ma ha cercato la verità. Ha cercato di esprimere, attraverso gli scatti, alcune migliaia, l’emozione del momento, la sorpresa giornaliera, l’attimo fuggente, il dolore.

Niente di tutto quello che Pezzella ha fatto è artificioso o enfatico, c’è la tenerezza quotidiana, la semplicità dell’atto, quel “clic” ossessionante e ripetuto che, attraverso l’otturatore, spengeva e riaccendeva il tempo e ne immortalava l’attimo.

Forse è proprio questo che il grande fotografo, voleva vedere realizzato dall’amico attraverso gli scatti. Mettere in evidenza, con le immagini, quali fossero le condizioni di vita di un malato terminale, nella speranza che potessero servire a chi purtroppo stava vivendo o avrebbe vissuto situazioni simili.

Solimano spesso mi ha raccontato che “…lo stare fianco a fianco, per tutte le ore della giornata ad una persona colpita dal cancro, porta a far emergere tutto quello che va oltre un’amicizia. Da questo percorso ho ricavato un’esperienza importantissima anche se dolorosa e devastante. A distanza di tanto tempo ancora non riesco a realizzare ma sono convinto che ho rispettato il desiderio di Giancarlo e ho reso concreto qualcosa a cui lui teneva molto come fotografo” Perché questo titolo? –  domando – “Il titolo è formato da due parole Tempo e Sollievo – risponde l’autore – essi sono termini importanti perché il primo identifica un concetto che devi gestire e impiegare nel migliore dei modi. Quando ti rimane poco da vivere, il tempo è qualcosa che si assottiglia inesorabilmente, fugge velocissimo e, come diceva Giancarlo, i giorni diventano ore, le ore minuti e i minuti diventano secondi. La parola Sollievo perché una persona in quel momento spende le sue energie alla ricerca continua di un sollievo, fisico e morale. All’inizio, quando Giancarlo me l’ha chiesto, ho fatto solo le foto che voleva lui, poi ho cominciato a scattare e ho fatto di testa mia arrivando a realizzare più di quattromila ottocento istantanee.”

Oggi, di fronte ad un gruppo di specializzandi dell’Università di medicina di Firenze si parlerà della qualità di vita di un malato terminale

Il dono di Giancarlo attraverso l’opera di Solimano nuovamente si ripete.

a.o.

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