Adesso è un istante

Oggi ho fatto una cosa che non è bello fare, di quelle cose che da bambini vengono rimproverate, ho strappato l’ultimo fiore nel giardino di fronte e l’ho portato a casa. Non so come abbia fatto a resistere fino ad ora, era pieno di brina e mi consola pensare che l’ho salvato da una morte peggiore È stato un gesto incontrollato, quasi istintivo, tanta era la bellezza che sprigionava e la mia voglia di possederlo. L’ho fatto senza farmi vedere perché se l’avessi chiesto, il proprietario non me l’avrebbe permesso. Domani quel fiore, nonostante le mie cure, l’acqua fresca nel piccolo vaso e la luce vicino alla finestra, sarà appassito ma adesso serve a rammentare un tempo ormai lontano. Adesso è qui di fronte a me, io e lui vicini, a ricordare quello che solo pochi mesi fa è stato: la rigogliosa primavera, le ore di luce fin dopo cena, i rossi e i gialli intensi dei tramonti sul mare, il caldo e il sole dell’estate. Nel silenzio e nello scorrere veloce dei minuti mi accorgo che non abbiamo più niente da dirci. Adesso è inverno e d’inverno si aspetta e si invecchia. C’è stato un tempo nel quale quel fiore faceva parte di un colorato e meraviglioso insieme. Voglio ricordarlo così. Fissare l’attimo. Fuori da questa finestra appannata c’è una stagione triste, accanita e crudele, ed io in questo dicembre 2020 rimango come tutti in attesa di qualcosa sapendo che non sarà uguale all’anno passato. Adesso c’è qualcosa di scaleno nell’aria, di anomalo, di imperfetto. Adesso attendo come tutti la fine di un incubo che tarda ad arrivare. Adesso rivendico il mio diritto alla condivisione insieme ai familiari di un momento nelle giornate di festa che verranno, il mio diritto alla serenità, alla bellezza, a gioire con loro di qualcosa di buono che per ora non c’è stato. I giorni e le ore passano lenti, a differenza del numero dei morti che corre sempre velocemente senza sosta. Sono tempi oscuri e carichi di paura e di dolore, in questo mondo flagellato da un nemico invisibile che non se ne vuole andare. Ogni notizia ed ogni racconto dello sfacelo che stiamo vivendo diventa un mattone di un muro di angoscia contro il quale sbattiamo costantemente. Passerò il Natale senza poter vedere i miei cari, farò una videochiamata col mio cellulare che sostituirà una carezza, un abbraccio, una risata liberatoria. Fingerò che va bene ugualmente e che quell’apparecchio infernale ma ormai indispensabile, prenderà le sembianze dei miei affetti ma so che non è così. Continuo a guardare il fiore nel piccolo vaso, l’acqua già inizia a sporcarsi, eppure io sento che in lui c’è una grazia pura, bambina, un alito di speranza e di gioia. C’è il suono di un inno alla vita. Colgo l’attimo di un’effimera bellezza che forse è il preludio ad una dolce melodia. Alimenta qualcosa di buono. Adesso è un istante. Un attimo fuggente, prezioso di felicità.

a.o.

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