Tu chiamale se vuoi…Emozioni

Oggi, quassù, la campagna si è vestita di mille sfumature e una brezza che viene da lontano porta l’odore del mare. Preannuncia la nascita di qualcosa di nuovo. Il sole, che nell’ultimo mese è stato merce rara, ha fatto capolino e riscalda la panchina di pietra sulla quale sono seduto. Il vecchio ciliegio, sopra strada, ha iniziato adesso a mettere i primi germogli, verso la fine di marzo scoppierà in una fioritura dal colore splendidamente rosa.  La grande quercia americana ha perso le ultime foglie che sospinte dal vento volteggiano nell’aria prima di fermarsi a terra. Son proprio le ultime, quelle che hanno resistito alle piogge, ai rigori dell’inverno, al soffiare dei venti del nord, alla Tramontana e al Buran. Sono rimaste attaccate al ramo con insistenza e tenacia, storcendosi e piegandosi. Munite di forza misteriosa, arcana, vitale, hanno resistito mesi e mesi, fino alle ultime raffiche ma alla fine hanno capitolato. Il picciolo si è staccato, la foglia che è rimasta per tanto tempo in continuo precario equilibrio, instabile e claudicante ha perso forza e si è lasciata andare volteggiando nell’aria opulenta della sera. Viene un suono lontano di campane, vario, prolungato, scandisce le ore e porta con sé qualcosa che assomiglia a un ricordo. La domenica mattina in paese con la colazione fatta al bar in piazza, le risa, gli scherzi e il profumo dei dolci e del pane che riempivano il cuore e i polmoni. Quegli inverni veri che pungevano le mani e la faccia ed era bello il calore della stufa e l’odore del sugo buono che inondava la cucina e le scale. Chiudo gli occhi alla luce del sole, ne assaporo il tepore, è incredibile di quante cose si riesca a vedere tenendo gli occhi chiusi, sono straordinariamente di più di quelle che vediamo ad occhi aperti. Gli altri sensi si acuiscono ed ogni pensiero si materializza. Li riapro e osservo quel grappolo di fiori gialli, compatti. Hanno avuto fortuna, la persona che ha dissodato il terreno gli ha girato intorno senza tagliarli, è rimasto accecato dalla loro bellezza, ne ha avuto rispetto e loro felici ricambiano il favore donando a chi li osserva uno sprazzo di colori, una botta di vita, una sensazione di pace. Dovremmo tutti, prima di diventare troppo vecchi, bere con voluttà a grandi sorsi il corso dell’esistenza, delle piccole cose, scacciare i rimpianti senza smettere mai di sognare. Mi alzo e riprendo il cammino verso casa, l’incedere è leggero, il tempo propizio, i giorni che verranno riserveranno paure e speranze ma anche emozioni. Assaporo nell’aria l’odore di legna bruciata, colgo l’attimo, è piccola cosa, breve e impercettibile ma basta a rendermi felice. Ubriaco di vita.

a.o.

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