Il destino del mondo

L’altra mattina ho accompagnato mia moglie a fare il vaccino AstraZeneca. Già da un paio di giorni tutti i media del paese, ma anche una buona parte di quelli internazionali, avevano dato la notizia di alcune morti sospette per trombosi cerebrale di persone che avevano ricevuto la prima dose. Dopo Danimarca, Svezia, Germania, Francia e Italia, giocoforza, molti altri paesi europei si sono allineati ed hanno bloccato la somministrazione del farmaco. Nei giorni a seguire l’EMA (Agenzia del Farmaco Europea), fatte le dovute analisi, ha tranquillizzato tutti e la cosa è rientrata. Rimane il fatto che la gestione di tutta la vicenda è molto strana. C’è stata molta confusione oltre ad una pessima comunicazione intorno a questo vaccino. AstraZeneca, in un primo momento, era stato indicato per coloro che avevano meno di 55 anni, poi esteso fino ai sessantacinquenni ma con dei paletti, infine, Deo gratias, è stato dichiarato un vaccino buono per tutta la popolazione. È bene sapere che nel dicembre scorso la Sottosegretaria al Bilancio belga Eva de Bleeker ha diffuso per errore pubblicamente i prezzi delle dosi dei vaccini di molti produttori. Ha immediatamente rimosso il tweet ma il quotidiano giornale fiammingo “Het Laatste Nieuws” è riuscito a catturare la schermata e a riportare sulla propria testata il costo per singola dose e la spesa sostenuta per ogni vaccino. Dalla tabella si deduce che AstraZeneca è il vaccino meno costoso di tutti venduto a circa due euro e che altri tipi di vaccini usati hanno costi di 7, 8, anche 10 volte superiori.  Ho fatto questa premessa perché ho il sospetto che dietro a queste (in)decisioni, sotto sotto, ci siano interessi politici ed economici. Ciò, visto il contesto, è altamente immorale. Non sono un disfattista o, peggio ancora, un negazionista, avevo già deciso di vaccinarmi ancor prima delle rassicurazioni dell’EMA e spero che mi chiamino presto per fare la famosa iniezione. Purtroppo però, le notizie degli ultimi giorni, nonostante abbia fatto una generosa tara, mi hanno creato uno stato di ansia che si è andato a sommare a quello che già avevo. Non riesco a scrollarmi di dosso mille perplessità riguardo la campagna vaccinale. Questo vaccino è veramente democratico? Riuscirà a garantire una sorta di protezione al male iniziando dai più deboli, dai vecchi, dai rifiutati, da coloro che vivono emarginati dalla società? E se lo farà, seguendo la maratona delle somministrazioni, lo farà perché queste categorie di individui non vadano ad intasare le corsie delle terapie intensive o per uno spirito di carità verso il più debole? Tutto ciò anche se ha una sua logica, stonerebbe un po’. Da sempre mi sono imbattuto nei buoni propositi degli uomini e spesso sono rimasto deluso. Ho una domanda (di cui conosco già la risposta): come, quanto, su chi, qualcuno si arricchirà sui vaccini? Che si tratti di un colossale affare lo sappiamo tutti o per lo meno lo sospettiamo. E gli affari si dividono in due categorie, leciti e illeciti. Dietro ogni affare illecito vengono fatti accordi sottobanco dove vengono mosse cifre di inimmaginabile grandezza, si muovono speculatori, tangenti e mediatori che diventano milionari. Ne è la prova lo scandalo delle mascherine dell’estate scorsa. Quando la posta in gioco è alta il denaro scorre a fiumi anche e soprattutto negli affari leciti tanto che le quotazioni della Pfizer in borsa e di altre case farmaceutiche, ultimamente sono andate alle stelle. I produttori possono stabilire il prezzo dei loro singolari prodotti. È un capitalismo che fagocita tutto e tutti e non si ferma nemmeno di fronte alle cifre impressionanti dei morti che corrono come corrono i guadagni e profitti, con la politica in coda per accaparrarsi i vaccini a qualsiasi prezzo. È mai possibile che l’uomo caschi sempre nella trappola di un vantaggio economico che non abbia alcun connotato di mera eticità? Questa tragedia epocale non poteva insegnarci qualcosa di diverso e mettere l’uomo e soprattutto la vita dell’uomo al primo posto? Chiedo troppo se dico che sarebbe stato meritorio che nessuno avesse tratto profitto? Che tutti i paesi del mondo e i loro governi avessero imposto alle multinazionali di questi farmaci una vendita dei loro prodotti al prezzo di costo? Non credo che il vaccino sia, come affermano molti, l’unico rimedio per combattere il virus. Se è vero che il vaccino determinerà una svolta in questa guerra infinita è pur vero che non potrà mai essere l’unica soluzione. Nessuno lo dice ma in futuro è probabile che ci imbatteremo in un Covid 20, un Covid 27, 30 oppure 31, anche perché tutti i virus mutano e il nostro nemico invisibile non fa eccezione. La vera speranza sta in una sanità pubblica e territoriale efficiente, in ospedali che funzionino, in massicce assunzioni di medici e infermieri e soprattutto nella restituzione ampiamente moltiplicata di tutti i tagli che negli ultimi 15 anni la nostra sanità pubblica ha subito. Perché una cosa è certa, se la pandemia in Italia è una catastrofe che ha assunto proporzioni gigantesche con effetti disastrosi sulla vita e sulla società, lo si deve, in parte, anche alla incapacità e alla poca lungimiranza della politica. Negli ultimi anni, settori come la scuola e quindi la formazione delle giovani generazioni, la ricerca scientifica e quindi la sperimentazione, lo studio e l’adozione di nuove tecnologie e quindi un’innovazione nei processi produttivi ed infine i servizi assistenziali in generale, hanno il primato negativo in Europa. Altre domande mi pongo e alle quali mi sforzo di trovare risposte. Inventarsi un luogo di speranza, un sistema di vita, economico e sociale che tenga conto delle diseguaglianze è mai possibile? È mai possibile uscire dal nostro guscio e cambiare il nostro operare difettato? Proporre un mondo nuovo, non utopistico, ma con un senso dell’etica più forte, più sviluppato? Imparare qualcosa da questa tragedia?  Anteporre ad un sistema economico irresponsabile ed egoistico una grande visione agli ultimi, a chi soffre, a chi è solo? Sarà possibile, infine, iniziare veramente a voler bene alla natura, a capire che il clima è un bene comune e che questo virus si è sviluppato anche per la nostra mancanza di rispetto verso il pianeta che ci ospita? Speriamo davvero perché è necessario continuare a credere nell’Uomo. In gioco non c’è solo la nostra coscienza o la nostra salute ma il destino del mondo.

a.o.

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